Istinto da crocerossina: perché continui ad amare chi ti ferisce?
Valeria ArmanniShare
Istinto da crocerossina: perché continui ad amare chi ti ferisce?
Cosa si nasconde davvero dietro quello che spesso chiamiamo "istinto da crocerossina"?
Nel celebre libro Donne che amano troppo di Robin Norwood, questo fenomeno viene esplorato con profondità, andando oltre i luoghi comuni. L’autrice racconta le storie di donne intrappolate in relazioni tossiche con partner spesso problematici, manipolatori o addirittura violenti.
E rivela una verità scomoda: non si tratta di amore puro o disinteressato, ma di dinamiche psicologiche molto più complesse e radicate.
La falsa promessa del cambiamento
Quello che viene scambiato per amore è, in realtà, la speranza di poter “salvare” l’altro.
Un desiderio che sembra nobile, ma che spesso si trasforma in una trappola:
“Se riesco a cambiarlo, allora la relazione andrà bene. Avrò finalmente l’amore che desidero.”
Ma questa convinzione ci porta a caricarci di tutta la responsabilità della relazione. E ci espone al rischio di annullarci per l’altro, aspettando un cambiamento che potrebbe non arrivare mai.
Dietro questo “istinto” si nascondono spesso ferite narcisistiche profonde, che hanno origine nell’infanzia e ci fanno confondere il bisogno d’amore con il bisogno di essere indispensabili.
Ferite infantili e bisogno di controllo
Chi è cresciuto in ambienti in cui l’amore era instabile, condizionato o manipolatorio, ha spesso imparato una lezione tossica:
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L’amore va guadagnato.
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Per non essere abbandonati, bisogna sacrificarsi.
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Se faccio abbastanza, l’altro resterà.
In questo contesto, il desiderio di aggiustare l’altro diventa una forma di controllo:
“Se lui/lei ha bisogno di me, non mi lascerà mai.”
Ma la verità è che questo meccanismo, anziché proteggerci, ci intrappola.
Cerchiamo di curare l’altro per non affrontare le nostre ferite, il nostro senso di inadeguatezza, la paura del vuoto.
In pratica, amiamo per paura. Ma l’amore, quello autentico, non nasce dalla paura.
Da chi dobbiamo davvero salvarci?
Il vero punto di svolta arriva quando iniziamo a spostare lo sguardo da chi vogliamo salvare… a noi stessi.
Non possiamo cambiare nessuno.
Non possiamo amare al posto dell’altro.
E soprattutto, il nostro valore non dipende da quanto ci sacrifichiamo.
Costruire relazioni sane significa:
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Riconoscere il proprio valore anche quando non serviamo a “salvare” nessuno.
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Imparare a coltivare relazioni basate sulla reciprocità, non sul bisogno.
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Lasciare andare il controllo e affrontare, con coraggio, le nostre ferite interiori.
In fondo, chi dobbiamo davvero “salvare”… siamo noi.
Solo così potremo uscire dal tunnel della dipendenza affettiva e aprirci a un amore che non ci ferisce, ma ci fa fiorire.
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